a cura dell’ufficio studi CUB
Nel primo trimestre 2008 perdono mediamente il 2%, mentre il tfr guadagna lo 0,8% netto.
Già nel 2007 i fondi avevano reso mediamente un 1% in meno rispetto al tfr e nel 2008 renderanno sempre meno viste le cadute continue e consistenti dei mercati finanziari. La Cub rivendica per i lavoratori iscritti ai fondi chiusi il diritto (oggi negato) al recesso e ad interrompere i versamenti e richiedere quanto versato. Informare i nuovi assunti sui rischi dello scippo del tfr a favore dei fondi pensione e sul fatto che devono esprimere la propria eventuale contrarietà entro 6 mesi dall’assunzione.
I fondi pensione vanno a fondo per affetto della crisi delle borse; nel primo trimestre 2008 perdono mediamente il 2% mentre il tfr guadagna lo 0,8% netto. Alcune linee di investimento hanno realizzato perdite superiori al 10%. Come era facilmente intuibile, se ne va in fumo il salario dei lavoratori e guadagnano, a prescindere da come rende l’investimento, solo i gestori e le banche.












Il documento sulla riforma contrattuale, al di là della forma, prepara l’eutanasia del contratto nazionale. Si usano gli stessi argomenti che hanno portato alla cancellazione della scala mobile, cioè si afferma che si vuole così estendere la contrattazione.
Qualche piccolo aggiornamento su Partiti e movimenti: lo scorso 24 Aprile si è tenuta la prima seduta del Comitato politico regionale di Rifondazione, con la relazione di Nicola Fratoianni. La seconda seduta, aperta ai militanti e simpatizzanti, con la conclusione del dibattito, è prevista mecoledì 30 Aprile dalle 16.30 presso l’Hotel Excelsior di via G.Petroni a Bari. In Federazione provinciale invece il Comitato Politico Federale previsto per il 29 è stato rinviato. 
Ci racconta delle menzogne sulla nostra politicizzazione pur di avere un contratto che prende i nostri sogni, le nostre speranze e le rinchiude nel reticolato stretto, angusto e soffocante dell’ attuale Legge 30. Ed ogni persona qui presente possiede una storia personale e comune di annientamento e sfruttamento umano.
Il 13 e 14 aprile andremo a votare con la consapevolezza che l’autonomia del sindacato non può essere indifferenza e disimpegno rispetto al quadro politico e al risultato elettorale.
La Fiom ha presentato, i primi di marzo, a Torino, un’inchiesta sulla condizione dei metalmeccanici in Italia, a cui hanno risposto 100 mila lavoratori, dipendenti di circa 4 mila imprese. Tra questi: 15 mila impiegati, 3 mila immigrati, oltre 20 mila donne.
Ieri al corso tenuto dalla CGIL in merito alla storia dei sindacati, ci è stato raccontato come in passato una struttura gerarchica fascista del lavoro, prevedeva il licenziamento di operai senza giustificazione ma soprattutto senza l’opportunità di spiegarsi o di difendersi da tali scelte. Ci è stato raccontato che chi mostrava preferenze politiche comuniste o socialiste non veniva assunto regolarmente in un’azienda ma veniva confinato in “reparti esterni”, raccolti in un ghetto lavorativo inquietante. Cose terribili che non tengono conto del diritto del lavoratore, della dignità personale e della libertà di poter credere in qualche ideale politico. E’ la dittatura, nulla di cui meravigliarsi.