Scuola, l’assunzione del mercato come paradigma regolatore del funzionamento dell’istruzione.
di Vito Meloni, Dipartimento nazionale Scuola - Rifondazione Comunista
Vale la pena di riprendere alcune delle considerazioni che Rina Gagliardi ha esposto nel suo articolo pubblicato su Liberazione del 25 giugno a proposito degli effetti sulla scuola pubblica dei provvedimenti economici del governo. Effetti devastanti, dei quali i numeri snocciolati da Rina, in tutta la loro crudezza, rendono conto efficacemente. Del resto, la tendenza ad intervenire sul sistema di istruzione brandendo la scure delle necessità di bilancio, lungi dall’essere una caratteristica solo di questo governo, appartiene alla storia degli ultimi decenni ed è stata utilizzata, ahimé, anche da governi dei quali il nostro partito ha fatto parte.
Non con la stessa pesantezza, certo, e sappiamo bene che la quantità, in casi come questi, fa anche qualità. C’è, tuttavia, un tratto comune che attraversa le culture politiche, tanto della destra quanto di vasti settori dell’ex centro sinistra, che sarebbe dannoso sottovalutare: l’idea che la scuola - ma lo stesso si potrebbe dire per l’università, la ricerca o i luoghi della produzione culturale - sia un punto di accumulo di sprechi ed inefficienze. Non è un caso che a menar la danza sia sempre il ministro dell’economia. Quel che oggi fa la differenza è il carattere strumentale dell’uso della leva economica nel contesto di un più ampio disegno, che l’analisi di Rina coglie bene, di sovvertimento della natura stessa della scuola pubblica.


