Scuola, l’assunzione del mercato come paradigma regolatore del funzionamento dell’istruzione.
di Vito Meloni, Dipartimento nazionale Scuola - Rifondazione Comunista
Vale la pena di riprendere alcune delle considerazioni che Rina Gagliardi ha esposto nel suo articolo pubblicato su Liberazione del 25 giugno a proposito degli effetti sulla scuola pubblica dei provvedimenti economici del governo. Effetti devastanti, dei quali i numeri snocciolati da Rina, in tutta la loro crudezza, rendono conto efficacemente. Del resto, la tendenza ad intervenire sul sistema di istruzione brandendo la scure delle necessità di bilancio, lungi dall’essere una caratteristica solo di questo governo, appartiene alla storia degli ultimi decenni ed è stata utilizzata, ahimé, anche da governi dei quali il nostro partito ha fatto parte.
Non con la stessa pesantezza, certo, e sappiamo bene che la quantità, in casi come questi, fa anche qualità. C’è, tuttavia, un tratto comune che attraversa le culture politiche, tanto della destra quanto di vasti settori dell’ex centro sinistra, che sarebbe dannoso sottovalutare: l’idea che la scuola - ma lo stesso si potrebbe dire per l’università, la ricerca o i luoghi della produzione culturale - sia un punto di accumulo di sprechi ed inefficienze. Non è un caso che a menar la danza sia sempre il ministro dell’economia. Quel che oggi fa la differenza è il carattere strumentale dell’uso della leva economica nel contesto di un più ampio disegno, che l’analisi di Rina coglie bene, di sovvertimento della natura stessa della scuola pubblica.














Non saremmo entrati nel congresso del Prc se non avessimo osservato che rischia di finire in Tribunale. Come non restare basiti rispetto alla deriva di un partito la cui storia abbiamo considerato chiusa con l’andata al governo e dal quale siamo usciti alcuni mesi fa ma del quale non prevedevamo un epilogo così sconfortante.
Roma, 23 Giugno - «Il Pd sbaglia a pensare che si può fare opposizione al governo delle destre solo e soltanto sulle questioni dei diritti e della difesa della legalità, pur necessaria di fronte al golpe bianco strisciante che ha messo in campo, in queste settimane, il premier Silvio Berlusconi». Lo afferma a Sky Tg24 Pomeriggio Paolo Ferrero, ex ministro e candidato alla segreteria del Prc, secondo il quale «altrettanto fondamentale è, infatti, lanciare una grande campagna, non solo in Parlamento, ma anche e soprattutto nel Paese contro le misure che la triade di ministri (Tremonti-Sacconi-Brunetta) oggi al governo ha lanciato in maniera altrettanto forte contro i lavoratori, sulla demolizione dei contratti nazionali di lavoro, il rafforzamento (invece che l’abrogazione) della legge 30 e persino contro l’articolo 18 e il diritto di sciopero». «Se il Pd vuole farla davvero, l’opposizione al governo Berlusconi, si deve impegnare sul serio, e non per finta, su questo terreno. Ove mai lo facesse - aggiunge Ferrero - troverà Rifondazione comunista pronta a dare battaglia, prima durante e dopo l’autunno. Ove non lo facesse, vorrà dire che la faremo da soli, l’opposizione, chiamando a raccolta tutti i lavoratori e tutti i cittadini che hanno a cuore la difesa dei loro diritti e dello stato di diritto, dei loro salari e del loro potere d’acquisto come la difesa della costituzione repubblicana».