I due interventi chiave della giornata di dibattito a Rifondazione sono quelli dell’ex segretario Franco Giordano e dell’ex ministro Paolo Ferrero. A Ferrero che calca la mano sull’unità del partito, ma contemporaneamente lancia la proposta di un coordinamento di opposizione dei partiti e delle altre forze organizzate della sinistra, e di una accelerazione della costruzione delle ‘case della sinistra’ sul territorio, Giordano replica gelido: “Dopo che sono stato accusato o di essere scemo o di voler sciogliere il partito (il riferimento è ai contenuti del blog di Ramon Mantovani, uno dei dirigenti schierati con Ferrero, ndr) parlare di unità è solo posizionamento congressuale”.Frecciata finale al rivale: “Io non sarò candidato a cariche esecutive, sarebbe bene che chi ha avuto incarichi di massima responsabilità si ritirasse, per evitare forme di antipatica ripartizione delle responsabilità”. ferrero, però, aveva già aperto alla proposta lanciata da Russo e De Cesaris di ricostruire il partito dopo la disfatta elettorale lasciandolo per un anno senza segretario: “Non sono contrario”, aveva detto nel suo intervento l’ex ministro.
Nella tempesta della guerra fra correnti, uno dei pochi segnali di attenzione alle urgenze del mondo esterno lo lancia Gennaro Migliore, che se da un lato si impegna nel dibattito del Prc rilanciando la necessità di “una proposta politica”, cioè della “costituente di sinistra” per evitare il ripiegamento, “l’esodo nella società”, dall’altra concede a ferrero di aver fatto una proposta “utile” a proposito del coordinamento di sinistra per costruire l’opposizione politica e sociale al governo Berlusconi. Sembra tramontata, al momento, l’ipotesi che Fausto Bertinotti si schieri apertamente nel dibattito interno, sottoscrivendo la mozione dei suoi fedelissimi: “Troverà il modo - dicono gli uomini di Giordano - di far conoscere il suo orientamento, ma se firmasse sarebbe la mozione di Bertinotti”. Un biglietto da visita che evidentemente oggi a Rifondazione non aiuta. Ma sulla mozione Giordano si addensano malumori anche all’interno dell’area dell’ex maggioranza interna. Chi ha letto le prime bozze, parla di una mozione tutta sulla difensiva, che innalza la bandiera della difesa del partito per replicare all’accusa di aver lavorato allo scioglimento del partito medesimo nell’Arcobaleno. La difesa ufficiale è che nessuno ha mai parlato di scioglimento. Ma poi lontano dai microfoni, anche tra i dirigenti bertinottiani c’è chi ammette candidamente: “In effetti, per me superamento o scioglimento del partito sono la stessa cosa…”.
Agenzia APCOM - 10-05-2008 ore 19.12
Battaglia su regole congressuali, domani il voto in Cpn.
Rifondazione si avvia al congresso (che si terrà a Chianciano dal 24 al 27 luglio) prigioniera di un inestricabile viluppo di diffidenze, rancori, rimpianti. Nella riunione del Comitato politico
nazionale che deve licenziare i documenti congressuali la vera contesa è attorno al regolamento congressuale: l’area bertinottiana spinge per votazioni aperte per ore, nei circoli, dopo il dibattito; chi avversa questo sistema, è la tesi, non vuole “un partito di massa”. Dall’altra parte si insinua che gli uomini di Giordano vogliano vincere il congresso grazie ai ’signori delle tessere’, agli assessori che fanno votare parenti e ‘clienti’. Il voto sulle regole è previsto domani, nella seconda giornata di riunione.
In questo clima di sfiducia così aspro cade nel vuoto l’ultimo rituale appello di Claudio Grassi e Paolo ferrero a fare un congresso ‘a tesi’, per “difendere il corpo del partito” da lacerazioni ulteriori. E già domani Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, dovrebbe annunciare la sua candidatura alla segreteria, come leader della mozione congressuale ‘bertinottiana’. Per ora il leader pugliese si limita a dire “rifletterò”, ma è il segreto di Pulcinella. Intanto accusa gli avversari di volere un congresso “con il torcicollo”, cioè con la testa rivolta al passato. E a chi gli chiede come pensa di conciliare i ruoli di leader del Prc e governatore retto dai voti del Pd, replica ricordando con orgoglio le sue competizioni elettorali disperate sempre vinte sul filo di lana: “Sono l’uomo delle sfide impossibili”. Al congresso di Chianciano, oltre alla mozione bertinottiana ci saranno quella ferrero-Grassi-Mantovani e quella delle due minoranze organizzate, Falce e martello guidata da Claudio Bellotti e l’Ernesto di Gianluigi Pegolo, Fosco Giannini e Leonardo Masella. Probabile anche la quinta mozione, scritta da Walter De Cesaris e Franco Russo della ex maggioranza, che rappresenta un tentativo di mediazione fra i due gruppi principali in lotta, e che raccoglierà probabilmente l’adesione di una parte delle femministe del partito. Il segretario, secondo le regole in vigore, sarà eletto dal nuovo Comitato politico nazionale eletto al Congresso. Chi vorrà governare il partito, quindi, avrà bisogno della maggioranza assoluta. E a Rifondazione lo sbarramento elettorale non c’è. Quindi, se nessuno conquisterà la maggioranza assoluta, conteranno tutti i voti, compresi quelli delle minoranze.
Agenzia APCOM - 10-05-2008 ore 19.08


